La storia della casa di via Ponzio inizia il 29 settembre 1950 con la posa della prima pietra della chiesa che sarà dedicata, per desiderio del Beato Cardinale Schuster, a Maria SS. Assunta, Regina dei Santi. 

 

 

 

Per le francescane missionarie di Maria l'anno 1950 è un anno di riflessione, di preparazione a rispondere in una linea evangelica profondamente umana e cristiana, alle esigenze del tempo presente. Capiscono che in questo momento storico il compito più arduo è formare giovani chiamati a costruire una società nuova, ispirata ai principi evangelici di solidarietà, di giustizia e di pace. In attesa di iniziare il trasloco, si interessano agli avvenimenti del mondo, pregano, fanno progetti su come concretizzare la loro missione in Via Ponzio. E' deciso che la casa, come le precedenti qui a Milano, sarà dedicata a San Carlo Borromeo. 

 

 

 

Il 6 ottobre, un primo gruppetto di cinque suore può già stabilirsi nella nuova casa ancora in costruzione. Le altre restano in via San Gregorio, in attesa del trasloco.

 

 

 

II 6 novembre inizia la scuola materna, i bambini sono più di una quarantina. Ben presto saranno più di cento. La scuola diventerà allora la più attrezzata e moderna del genere esistente a Milano in quegli anni. Sin dall'inizio, la retta, modica, non è obbligatoria. Paga chi può e come può secondo il reddito delle famiglie. Sono bambini di operai, di impiegati e di professionisti, posti tutti sullo stesso piano di amorosa assistenza.

Il 23 novembre, si da il via al laboratorio di ricamo, provvisoriamente installato al secondo piano. Sarà l'inizio della scuola professionale che preparerà gratuitamente tante giovani tra i 15 e i 18 anni, a un mestiere o a una professione e a costruire una vita di famiglia serena.

 

 

 

Dopo il ricamo si aggiunge la scuola di taglio e cucito e di maglieria. Sorge così l'Internato Artigiano "Maria di Nazareth".

Molto presto si aggiungono i corsi di diploma per impiegate nell'industria o nel commercio. Le giovani che frequentano i vari corsi, godono gratuitamente anche di un mese di vacanze in luoghi di cura e di soggiorno estivo.

Contemporaneamente alla scuola professionale arrivano anche le prime pensionanti. Sono operaie, impiegate e studentesse che lavorano o studiano in zona. Quest'opera diventerà poco alla volta un'oasi familiare dove le ragazze vengono accolte per i pasti e per l'alloggio e, allo stesso tempo, usufruiscono di tutta l'attrezzatura predisposta per le giovani apprendiste: sale di lettura e ricreazione sono a loro disposizione, lezioni e conferenze sui problemi più vari per completare la loro formazione culturale ed umana vengono organizzate anche per loro.

 

 

 

A loro si unisce l'opera delle impiegate istituita dal Padre Agostino Gemelli. Tra le giovani non vi sono distinzioni né di cultura, né di classe sociale, né di nazionalità. La capacità di vivere in fraternità interculturale e internazionale tipica dello spirito aperto all'universalità delle francescane missionarie di Maria è trasmessa loro con molta semplicità.

Tra i vari servizi offerti dalle suore, non manca, come del resto era avvenuto anche in via Arena, l'opera per i più abbandonati. Sono i barboni, gli ultimi della società, sono gli immigrati arrivati da ogni parte d'Italia sul finire degli anni '40, in cerca di lavoro, senza tetto, senza possibilità di prepararsi un pasto caldo. Qui trovano un'accoglienza cordiale. 

Nel seminterrato della casa si prepara per loro una mensa dove, chi vuole, può fermarsi a consumare un pasto e a ripararsi dal freddo invernale. Come Francesco, "vogliamo andare a tutti...con una preferenza per i più poveri

abbandonati" (C. art. 3 e 4).

 

 

 

Il 1954 si chiude con un grande avvenimento per le francescane missionarie di Maria: la beatificazione di una giovane consorella morta in Cina nel 1905, suor Maria Assunta Pallotta. Anche a Milano le celebrazioni sono molto seguite.

La profonda umiltà di questa nuova santa, la sua fedeltà nel compiere con amore anche le più piccole cose, le hanno dato la gioia di poter trascorrere l'eternità facendo il bene sulla terra. Per tutte le sue consorelle resta un esempio di operosità

e un incoraggiamento per l'avvenire.

 

 

 

L'Italia di questi anni Ottanta, sembra ripresentarsi sulla scena mondiale come protagonista di un nuovo "miracolo economico". Inizia lo "stato del benessere". Tra l'83 e l'87 vi è un lungo periodo di ripresa. L'inflazione si è ridotta, il reddito è cresciuto

ad un ritmo pari almeno alla media dei Paesi CEE. Le imprese hanno acquistato maggiore solidità, vi è un allargamento della sfera d'azione delle imprese anche sui mercati internazionali... Tutto questo porta ad un aprirsi del flusso immigratorio non più soltanto da varie parti dell'Italia, come negli anni del dopoguerra, ma soprattutto da paesistranieri. Si fa strada il motto, "più mercato, meno stato". Sull'esempio della Gran Bretagna, viene discussa la possibilità e talvolta l'attuazione di forme di privatizzazione. Contemporaneamente, rimangono, nonostante la crescita economica, problemi come: la disoccupazione,

la rivendicazione dei salari, l'instabilità cronica dei governi, la disaffezione crescente degli italiani verso la politica del governo.

In tutto questo travaglio di aggiustamento tra nuove situazioni, che reclamano nuove risposte, vi è un fenomeno che persiste e appare contrastante: un intrecciarsi di atteggiamenti e usi del passato uniti a risposte nuove. Si tratta più di una sovrapposizione che di una sintesi. Questo continuo ripresentarsi di antico e moderno, è un modo di essere della società italiana di cui bisogna tenere conto per comprenderne le tensioni e l'evoluzione.

 

 

 

La situazione sociale che si è venuta creando dalla fine degli anni '60 agli anni '80, è oggetto di riflessione anche presso le francescane missionarie di Maria. In questo nuovo periodo di cambiamenti, la realtà del mondo circostante induce ancora una volta le suore a ri-orientare il loro servizio missionario e la concezione stessa della missione. E' importante trovare le giuste risposte secondo le linee del Vangelo e del carisma dell'Istituto. La Regola ed i capitoli generali di questi anni propongono a tutto l'Istituto linee chiare. Come concretamente applicarle alla casa San Carlo, tenendo conto di quel tratto di antico e di nuovo che caratterizza il modo di essere della società in Italia? Come tenere conto del passato e allo stesso tempo vivere il presente non per sovrapporre i due momenti, ma piuttosto per integrarli in una sintesi evangelica che li armonizzi?

 

 

 

Negli anni settanta e ottanta, i cambiamenti della società comportano un ripensamento della presenza delle suore nella città di Milano. Già nel 1977 le suore si erano rese conto di come la scuola professionale, tanto utile negli anni '50 e '60, non rispondesse più alle urgenze del tempo. Una trasformazione si rivelava necessaria, in una direzione diversa, secondo la vocazione missionaria delle francescane missionarie di Maria che è in sintesi: "portare la buona novella ai poveri" e restare sempre disponibili per essere "inviate" dalla Chiesa alla missione universale. A Milano, si passano i locali della scuola professionale e poi della scuola materna, alla FAES, una associazione di famiglie interessate a gestire una scuola cattolica. La FAES potrà iniziare così una scuola elementare, una scuola media e un liceo. Gli anni '80 continuano ad essere per la casa San Carlo un tempo di studio, di preghiera, di ricerca sofferta, di revisione, di aggiustamento, di pianificazione.

 

 

 

Da una prima analisi del contesto mondiale e locale, si prevede per il futuro un aumento del flusso migratorio dall'estero e quindi si cerca di portare un interesse particolare all'accoglienza agli immigrati. La mensa, oltre ai soliti barboni, accoglie già diversi stranieri. Vi è anche un ambulatorio. Si distribuiscono viveri e indumenti a famiglie bisognose. Si rivolge anche un'attenzione particolare alle persone sole del quartiere e a quanti fra gli italiani, si trovano ancora, nonostante tutto, nel disagio. Dopo seria riflessione, la casa si apre per permettere ad un gruppo di medici esperti un primo incontro di colloqui con tossicodipendenti che desiderano liberarsi dalla droga e fare un cammino di riabilitazione alla Cascina Verde.

 

 

 

Il flusso degli immigrati in Italia e, in particolare, il loro concentrarsi nelle regioni del Nord, è diventato uno dei problemi principali della nostra società . Se ne parla dappertutto... In tre decenni, da Paese di emigranti siamo diventati Paese di immigrati. Per creare spazi più funzionali, nel 1993 si sono fatte le ristrutturazioni necessarie e nel 1996 la casa comincia a riprendere nei nuovi locali, il servizio di accoglienza agli ultimi. L'entusiasmo degli inizi si infrange contro difficoltà varie: l'organizzazione e la gestione di un centro come erano state programmate agli inizi del 1993, si fanno man mano più pesanti sia perché la nuova esperienza, così come era stata pensata, ha bisogno di rodaggio, sia per le esigenze che una tale amministrazione comporta, sia perché il numero degli ospiti e delle loro domande va al di là del previsto.

 

 

 

Nel 1998 si cominciano a riorganizzare orari e spazi. Nel frattempo, le suore incaricate assieme ai loro collaboratori seguono corsi appositi al fine di rispondere alle esigenze di sicurezza che il Centro comporta.Nel 1999 accade un avvenimento imprevisto che apre una nuova prospettiva al progetto del Centro. Il Comune di Milano si impegna al risanamento della Stazione Centrale e, come conseguenza, di tutta la Città, da fenomeni di emarginazione. Mette a disposizione risorse finanziarie e umane e chiede la collaborazione di tutte le competenze delle istituzioni cittadine dedite a interventi sociali. Nasce così il Progetto Stazione Centrale basato sulla collaborazione tra l'Amministrazione Comunale e gli enti del privato sociale attivi sul fronte della grave emarginazione. La sperimentazione di tale progetto deve durare fino alla fine dell'anno 2000. Tra gli 11 enti sociali che rispondono subito all'appello, vi sono le francescane missionarie di Maria con il loro "Centro Francescano". 

Questa proposta di collaborazione è l'occasione di un impulso importante per il Centro stesso i cui inizi, nonostante la buona volontà, appaiono tanto faticosi.

 

 

 

Nell'anno 2000 il Centro Francescano riceve un nuovo nome. Da questo momento sarà chiamato: "Centro Francescano Maria della Passione" per rendere onore alla Fondatrice dell'Istituto delle suore francescane missionarie di Maria, pioniera del servizio sociale sin dal lontano XIX secolo, promotrice di organizzazioni in favore degli operai e dei più dimenticati e soprattutto "difensore" dei diritti delle donne.

 

 

 

Il Centro raggruppa i vari servizi. Si forma così a Milano il primo ramo ONLUS dell'Istituto delle Suore Francescane Missionarie di Maria, le suore della mensa.

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